Perché negare le gambe per il cancro alla prostata

Sorveglianza Attiva nel Tumore alla Prostata: per quali pazienti?

Fase di cancro alla prostata 3 stadi

Ospedale civile di C. Il problema si accentua sempre di più, tanto che ormai riesce a urinare pochissimo e con gran dolore. Come se non bastasse, ha le gambe gonfie come due barili. Quando arriva da B. Vittorio non vuole crederci, gli sembra strano che un tumore abbia proliferato tanto in fretta e prende un appuntamento a B.

E un semplice catetere basterà a risolvere la crisi, che sarebbe stata certo letale per Giuseppe, se avesse dovuto convivere per altri due, non otto, giorni, con quei diciassette litri di urina che ormai impediscono il flusso del sangue. Ogni volta che la morte viene data come probabile, possibile, necessaria, interviene talora anche nella medicina una mitologia sul cancro, in cui risuona il discorso stesso della morte.

In questa mitologia, non conta se facciamo o non facciamo, perché tanto dobbiamo morire, non importano il progetto e il programma di vita di ciascuno, non importa come ciascuno vive in modo differente e vario, perché tanto ognuno è destinato a morire.

Il cancro interviene proprio come contrappasso rispetto a quel discorso che vorrebbe negare la parola, come se la parola fosse totalmente controllabile, dominabile, assoggettabile, pianificabile, spazializzabile.

Con quale criterio è stata formulata quella perché negare le gambe per il cancro alla prostata Non che non esistesse il tumore, ma si poteva curare e guarire, come avverrà, dopo alcune applicazioni di radioterapia. Nessuno ha pensato alla denuncia perché sotto accusa è una mentalità, non qualcuno in particolare. Una mentalità che pone il male perché negare le gambe per il cancro alla prostata e, per questo, nega la parola in nome della significazione delle cose.

Innanzitutto, perché in questo discorso il cancro significa la morte, diviene il nome della morte, e poi perché chi riceve una diagnosi di cancro, secondo questo discorso, viene considerato soltanto come un malato terminale, cioè qualcuno il cui unico itinerario è quello verso la fine.