Che dovremmo avere per il cancro alla prostata

Il Mio Medico - Prostata: quali esami fare?

Dispositivi della prostata fisioterapia

Nei paesi occidentali è il tumore più diffuso nella popolazione maschile, dove è anche la seconda causa di morte per cancro. Sempre nella medesima pubblicazione si stima che siano È abiraterone acetato, molecola di Janssen, che si è dimostrata capace di prolungare la vita di questi pazienti, nonché di migliorarne la qualità di vita.

È infatti che dovremmo avere per il cancro alla prostata primo farmaco non chemioterapico con azione mirata, in grado di agire direttamente sul processo di autoalimentazione del tumore. Su abiraterone è stato condotto il più grande studio di fase III sul carcinoma della prostata: sono stati arruolati 1. I dati, pubblicati nel maggio sul New England Journal of Medicine, e su Lancet Oncology nel settembre hanno dimostrato che:. Inoltre i pazienti con abiraterone hanno ritardato rispetto al gruppo "controllo" l'impiego di antidolorifici, con una differenza mediana di 8 mesi.

Donato di Arezzo - e ha dimostrato un vantaggio importante nell'incremento di sopravvivenza, ma anche di avere un ottimo profilo di tollerabilità. Incremento di sopravvivenza accoppiato a tollerabilità rende abiraterone un farmaco più facilmente applicabile, rispetto a terapie più aggressive, ai pazienti con carcinoma metastatico alla prostata. Ma come agisce esattamente abiraterone? In questo tipo di tumore gioca un ruolo fondamentale il testosterone, che agisce come fattore di crescita delle cellule tumorali.

La terapia ormonale classica è inizialmente molto efficace, perché riduce i livelli di testosterone circolante. E questo avviene quando le cellule "malate" si adattano e reagiscono anche a minime quantità di testosterone in circolo per proseguire nella proliferazione.

Nelle fasi più avanzate della patologia, infatti, si passa alla chemioterapia perché il tumore è considerato "resistente" alla terapia ormonale classica. Per spiegare il fenomeno della "resistenza", è stato recentemente riscontrato un ulteriore adattamento delle cellule del carcinoma prostatico in fase avanzata: esse sono in grado di sintetizzare autonomamente il testosterone a partire dal colesterolo, provvedendo da sole ad alimentare la propria crescita e lo sviluppo.

Come bloccare la sintesi del testosterone autoprodotto dal tumore stesso? La risposta sta in un enzima, il CYP17, elemento chiave della sintesi degli androgeni e, in particolare del testosterone.

Abiraterone si somministra per via orale tramite compresse. È tuttavia fondamentale che tale innovazione sia realmente accessibile a tutti i pazienti. In questo modo il farmaco blocca la crescita cellulare indotta dal testosterone consentendo la morte programmata delle cellule tumorali.

Il ruolo chiave del testosterone nel cancro della prostata Gli ormoni sessuali maschili — che dovremmo avere per il cancro alla prostata androgeni — svolgono un ruolo essenziale nello sviluppo e nella crescita del cancro della che dovremmo avere per il cancro alla prostata.

In condizioni normali si crea un equilibrio tra proliferazione e morte programmata delle cellule. Mentre in condizioni patologiche questo equilibrio viene meno, che dovremmo avere per il cancro alla prostata la progressione tumorale.

Un ruolo essenziale nelle reazioni chiave della sintesi degli androgeni e, in particolare del testosterone, è svolto dal complesso enzimatico CYP La produzione autonoma di testosterone consente, quindi, alla neoplasia di rendersi via via completamente indipendente dal testosterone circolante e autosufficiente in termini di stimolo alla crescita e di inibizione della morte cellulare programmata.

Questo mette in luce la necessità terapeutica non solo di eliminare il testosterone residuo circolante, ma anche di bloccare la sintesi androgenica interna al tumore. Per ottenere una maggiore efficacia, il trattamento dovrebbe raggiungere i seguenti obiettivi:. Come cambia oggi la terapia del carcinoma prostatico e come cambierà domani la patologia dal punto di vista dei pazienti Intervista a: Cora N. Professoressa, come cambiano i dati dello studio registrativo su Abiraterone il modo di affrontare questa patologia?

End point primario la sopravvivenza globale, end point secondari il tasso di risposta dei livelli di PSA, il tempo di progressione del PSA, la sopravvivenza libera da progressione radiologica della malattia. Lo studio ha dimostrato un aumento di sopravvivenza del gruppo trattato con abiraterone rispetto al braccio di controllo di quasi cinque mesi.

A favore di abiraterone anche i risultati degli end point secondari. La tollerabilità si è dimostrata molto buona, con effetti collaterali solo di grado lieve. Questo ha aperto sicuramente nuove prospettive nel trattamento della patologia. Oggi, dopo che il paziente ha fatto una terapia a base di docetaxel, abbiamo una possibilità che consente non solo di aumentare la sopravvivenza, ma anche di avere un buon profilo di tollerabilità. Inoltre il farmaco ha presentato degli interessanti risultati sul dolore e sugli eventi scheletrici.

Il gruppo in trattamento con abiraterone ha mostrato di beneficiare di un effetto palliativo sul dolore e di avere necessità di ricorrere alla terapia palliativa più tardi rispetto al gruppo di controllo. Il San Camillo è stato coinvolto direttamente nello studio registrativo di abiraterone?

Presidente, qual è il vissuto della patologia da parte del paziente? Dieci anni fa quando sono stato operato alla prostata, mi sono reso conto di quanti mi chiedessero informazioni, a bassa voce, quasi si vergognassero. E le cose non sono cambiate. Quando ne parliamo la gente tende a svicolare, a che dovremmo avere per il cancro alla prostata gesti scaramantici.

Negli altri paesi europei non è cosi. E come cambia il vissuto nelle fasi più avanzate della patologia? E anche qui la situazione di isolamento spesso si acuisce. A suo giudizio quanto è importante la multidisciplinarietà nel trattare il tumore? Il paziente con una diagnosi o con un sospetto di tumore alla prostata dovrebbe essere indirizzato a unità multidisciplinari composte da urologo, oncologo, radioterapista, altri specialisti, se soffre anche di patologie concomitanti.

E anche, come abbiamo visto, lo psicologo per avere supporto. Si tratta di quello che già esiste nelle breast cancer unit, dove il tumore che dovremmo avere per il cancro alla prostata seno viene affrontato in modo globale, dalla chirurgia alla terapia farmacologica. Presidente, cosa si attende dalla ricerca farmacologica? Ma, in attesa di questi sviluppi, credo che sia importante avere a che dovremmo avere per il cancro alla prostata più alternative terapeutiche possibili, in modo tale che si possa trovare la miglior soluzione per gli specifici bisogni di ciascun paziente.

Inoltre mi attendo nuovi farmaci che non solo allunghino la vita, ma la rendano il più possibile vivibile. Si tratta di una lunga strada, che ancora non è stata percorsa tutta, ma sulla quale sono stati compiuti i primi importanti passi.

Come agisce abiraterone? Non solo: è stato recentemente scoperto che, nella fase avanzata di malattia, il tumore stesso riesce a sintetizzare autonomamente il testosterone, autoalimentando la propria crescita.

In questa fase infatti, le cellule tumorali, iniziano a produrre gli enzimi in particolare il CYP17necessari per la sintesi di testosterone. In questo modo blocca non solo la produzione di testosterone prodotto dai testicoli, come la terapia ormonale classica, ma anche quello prodotto dal surrene.

Inoltre, in modo particolare, agisce bloccando il testosterone autoprodotto dalle cellule tumorali stesse, fattore chiave nella proliferazione del tumore. Nei pazienti con carcinoma alla prostata sottoposti a trattamento con abiraterone, i livelli di testosterone circolanti valutati con le metodiche di dosaggio routinario risultano molto spesso indosabili. Questi disturbi possono, tuttavia, essere facilmente controllati e prevenuti somministrando al paziente basse dosi di cortisolo o di farmaci analoghi.

Dottor Conti, urologo e oncologo sono le due figure centrali della terapia del carcinoma alla prostata. Cosa implica concretamente? Cruciale è in questo senso la presenza del team multidisciplinare, che include urologo, radioterapista, oncologo, palliativista. Anche la Società Italiana di Urologia Oncologica SIUrO ha abbracciato tale filosofia di lavoro nella convinzione che la sinergia tra i vari professionisti sia la chiave per garantire ai malati i migliori percorsi diagnostici-terapeutici in tutte le fasi della malattia.

SIUrO si sta adoperando affinché questi concetti non restino solo proclami teorici ma si traducano in buone prassi. Donato di Arezzo sergio. Dottor Bracarda, come è cambiato il paziente che oggi si trova a fare una prima diagnosi di tumore alla prostata? Quali sono le caratteristiche dei pazienti con tumore alla prostata in fase avanzata?

Come vede il ruolo di abiraterone in questa patologia? Incremento di sopravvivenza accoppiato a tollerabilità rende abiraterone un farmaco più facilmente applicabile, rispetto a terapie più aggressive, per i pazienti con carcinoma metastatico alla prostata. Esegui una ricerca. Una risposta mirata al che dovremmo avere per il cancro alla prostata della prostata Stefania Bortolotti, N. In questo modo è possibile annullare lo stimolo alla crescita delle cellule tumorali e ripristinare che dovremmo avere per il cancro alla prostata processo di morte cellulare programmata nella massa tumorale.

Per raggiungere questo scopo il CYP17 diventa un importante bersaglio. Dottore, per il farmaco adesso è stata definita la rimborsabilità a livello nazionale, ma esiste il rischio di ritardi nel recepimento a livello regionale. In Europa il farmaco ha già ottenuto indicazione in una fase più precoce, prima della chemioterapia, in Italia non ancora disponibile.

Che dovremmo avere per il cancro alla prostata nostro centro ha partecipato attivamente a questo secondo studio registrativo, che ha ottenuto risultati promettenti. Torna ai risultati della ricerca.